Il Rapporto 2025 di IRPET sull’illegalità e la criminalità organizzata nell’economia toscana consegna un messaggio netto: il tema della presenza mafiosa a Prato non può più essere liquidato come allarmismo o come semplice percezione.

I dati collocano infatti Prato tra le province toscane più esposte e descrivono un quadro che richiede attenzione politica, amministrativa e istituzionale.

1. Prato è nel quartile più alto per “controllo del territorio”
Prato si colloca nell’ultimo quartile della distribuzione nazionale per l’indice di controllo del territorio. Non è una sfumatura: significa stare nella fascia più critica tra le province italiane su quel dominio.

2. Prato è nel quartile più alto anche per “attività illecite”
Per l’indice delle attività illecite, Prato e Firenze sono le sole province toscane che ricadono nel quartile più elevato della distribuzione italiana.

3. I tre indicatori che pesano di più su Prato sono riciclaggio, rifiuti e contraffazione
Nella tabella provinciale IRPET, per Prato i valori evidenziati sono:

  • Riciclaggio: 14,6
  • Reati nel ciclo dei rifiuti: 12,1
  • Contraffazione: 13,8
    (dati espressi per 100 mila imprese attive).

Cosa dice il Rapporto IRPET

Il rapporto spiega che la Toscana, nel confronto nazionale, presenta un livello di esposizione mafiosa complessivamente medio-basso, ma aggiunge subito che emergono differenze provinciali molto significative. Tra le province più esposte risultano Prato, Firenze e Massa-Carrara, dove si concentra un maggior numero di indicatori di rischio.

Nel dettaglio del quadro provinciale, IRPET segnala che Prato si colloca nell’ultimo quartile della distribuzione italiana per il dominio “controllo del territorio”. Non è un dettaglio statistico: significa che, su questo indicatore, Prato è nella fascia più critica del Paese. Inoltre, per l’indice delle attività illecite, Prato cade ancora nel quartile più elevato della distribuzione italiana.

Il rapporto aggiunge anche quali sono i fenomeni che pesano di più nel caso pratese: riciclaggio, contraffazione e reati nel ciclo dei rifiuti. È una fotografia precisa, non un’impressione generica.

Perché Prato è un caso che non si può ignorare

IRPET scrive che, sulla base dei dati sintetizzati, in Toscana emergono due aree con segnali di criticità: una è la piana tra Firenze, Prato e Pistoia. Anche qui, il punto è semplice: Prato non è ai margini del problema, è dentro una delle aree che il rapporto individua come più sensibili.

La stessa sintesi del rapporto ricorda che la Toscana è un territorio appetibile per investimenti opachi e operazioni economiche illecite, e che il rischio principale non è soltanto quello del radicamento tradizionale, ma anche quello dell’infiltrazione economica sofisticata. In questo quadro, Prato assume un rilievo particolare.

Ci sono poi altri dati che rendono il quadro ancora più serio. IRPET segnala che a Prato si registrano forti vulnerabilità nel tessuto economico e produttivo: nel settore dell’abbigliamento l’indice combinato di natalità e mortalità delle imprese sfiora il 18%; inoltre il 65% dei dipendenti delle confezioni d’abbigliamento lavora part-time, più del doppio di quanto atteso sulla base della struttura settoriale. Indicatori diversi, certo, ma che descrivono un contesto economico fragile e più esposto a opacità, sommerso e riciclaggio.

Che cosa chiediamo ai candidati sindaci

Davanti a questi numeri, la politica locale non può cavarsela con qualche slogan sulla legalità. Serve un’assunzione di responsabilità chiara.

Per questo chiediamo ai candidati sindaci delle prossime elezioni amministrative di prendere piena coscienza della situazione di Prato. Non è più accettabile minimizzare, rinviare o far finta che il problema riguardi sempre qualcun altro. I dati di IRPET definiscono chiaramente, una volta per tutte, che non si tratta di percezione.

Occorre dire con onestà che la sicurezza non è solo ordine pubblico in senso stretto. È anche presidio del territorio, monitoraggio delle aree produttive, contrasto all’abusivismo, collaborazione istituzionale con Prefettura e forze dell’ordine, attenzione ai fenomeni economici anomali, tutela delle imprese sane che subiscono concorrenza sleale.

Una proposta concreta per la prossima Giunta

Per queste ragioni riteniamo necessaria una scelta amministrativa precisa: nella prossima Giunta comunale dovrà esserci uno specifico Assessorato alla Sicurezza e al Controllo del Territorio.

Non un titolo simbolico, ma una delega vera, con responsabilità politiche definite e un lavoro continuo di coordinamento tra sicurezza urbana, legalità economica, controllo del territorio e presidio delle aree più esposte.

Un’amministrazione seria non sottovaluta questi segnali. Li legge, li interpreta e agisce di conseguenza. È questo il punto politico vero: difendere la legalità non con le frasi fatte, ma con strumenti amministrativi adeguati, continuità d’azione e capacità di governo.

Prato ha bisogno esattamente di questo: meno propaganda, più consapevolezza. Meno rimozione del problema, più assunzione di responsabilità.

Fonte: https://www.irpet.it/wp-content/uploads/2026/03/Rapporto-IRPET-illegalita-e-criminalita-2025.pdf

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