La rinascita post-Covid del distretto tessile pratese

Come non perdere l’appuntamento con la storia

Dopo la ripartenza delle imprese tessili, a seguito del lock down, si è sviluppato nel distretto un dibattito molto interessante per la nostra realtà: quello dell’aggregazione delle PMI del settore tessile.
Vogliamo entrare in questo dibattito, seppur non nuovo, portando il nostro contributo, le nostre idee e offrendo con entusiasmo la collaborazione del nostro comitato (col supporto delle competenze di Azione) per aiutare le aziende del territorio a realizzare un grande progetto.

Prima di sviluppare la nostra trattazione vogliamo esprimere subito grande apprezzamento per tutti coloro che hanno indicato questa come la via da percorrere e troviamo questa modalità di sviluppo lungimirante e portatrice di una visione sana che manca non solo a livello locale del distretto ma in molti distretti produttivi italiani. A questo riguardiamo riportiamo anche l’attenzione a livello nazionale per la questione riportando le parole di Alberto Baban promotore di AzioneAzione segue con interesse il dibattito che si sta sviluppando a Prato. Le fusioni tra imprese sono lodevoli ma necessitano di premialità fiscale da parte dello Stato, che ad oggi non è sufficiente. Si potrebbe ad esempio ipotizzare per un determinato periodo di tempo il congelamento dell’imposta sul reddito delle aziende per la società di nuova costituzione frutto della fusione. Non solo sarebbe un segnale di incoraggiamento da parte dallo Stato, ma la prova di aver capito la delicatezza del momento storico che stiamo vivendo, dove “dimensione” diventerà sempre più sinonimo di “protezione” e competitività nei mercati globali.

Contesto storico ed economico.

La storia del nostro distretto ci racconta di come già negli anni ‘30 del secolo scorso, erano stati scritti dei verbali dell’Unione Industriale Pratese, che riportavano un dibattito su questa possibilità di aggregazione. Insomma, la visione lungimirante di come aggregati industriali più grandi, potessero aumentare la competitività sul mercato e rappresentare un rafforzamento dell’economia del distretto che oggi conta 30.000 addetti nel tessile e nell’abbigliamento e oltre 7.000 imprese, con un fatturato di oltre 4 miliardi di euro ed un export che supera il 50% del fatturato.

Come già si evidenzia dai dati il tessuto produttivo, in particolare nel segmento del tessile, è composto in maggior parte da aziende che vanno dagli 1 ai 9 addetti e dai 10 ai 49. Ma per competere nel dopo COVID a livello internazionale bisogna guadagnare in efficienza e abbattere i costi fissi dell’export e dell’innovazione di prodotto. Una strada per farlo è senz’altro la crescita tramite fusione, che comporta un lodevole salto culturale da parte degli imprenditori che uniscono le proprie aziende, superando assetti di governance e management del passato.

Perchè aggregarsi?

L’aggregazione produce una lunga lista di benefici e in questo primo articolo sul tema vogliamo indicarne in maniera rapida alcuna ripromettendoci di appronfondire, anche su richiesta, quelli che risulteranno più interessanti.
I principali benefici possono essere riassunti nei settori del:
Marketing: concentrazione delle risorse, maggiore potenzialità economica per lo sviluppo di una solida brand identity

Ricerca e Sviluppo: La somma delle risorse, talvolta esigue se prese singolarmente, che ogni singola azienda può dedicare a questo punto, consentirebbe di realizzare dei veri reparti di “ricerca e sviluppo” capaci di innovare ed evolvere, sia il prodotto che il processo, mantenendo in questo modo competitività per le singole aziende, magari piccole realtà, che non riescono ad evolversi rapidamente singolarmente.

Maggior potere contrattuale verso i grandi clienti, soprattutto internazionali, che consentirebbe di evitare potenziali soprusi (sconti forzati o clausole contrattuali imposte);

Maggior forza nella trattativa con le banche per l’accesso al credito;

Maggiori risultati dagli sforzi commerciali per proporsi sul mercato globale.

Controllo di qualità del prodotto. Questo è un tema che, come la ricerca e sviluppo, non tutte le piccole aziende possono allocare importanti investimenti. Con l’aggregazione diventano “sostenibili” a livello economico politiche e processi di qualità piuttosto che la costruzione di organismi interni di controllo

Come fare per poter unire le forze e rinascere?

Il concetto fondamentale è quello della consapevolezza, per tutti gli aderenti, di entrare in qualcosa di più grande che produce benefici per tutti se ci si crede e si condivide un progetto comune.Ancorati fortemente su questo cambio di mentalità si potrà procedere per gradi cosi da costruire un solido legame di fiducia secondo i passi già indicati da molti:
1. Unire gli imprenditori che abbiano una volontà forte di condivisione delle finalità e delle regole;
2. Ricerca della qualità nella produzione dei tessuti da proporre sul mercato globale;
3. Sottoscrivere un accordo riassuntivo dell’unione d’intenti, come passo precursore del consorzio vero e proprio.

Un modello che funziona ?

Il modello dell’aggregazione funziona e la dimostrazione si può avere senza andare a cercare tanto lontano; ci sono infatti esempi a noi molto vicini, come quello del consorzio del Parmigiano Reggiano. Questo consorzio è composto da 330 aziende che hanno saputo unirsi per realizzare qualcosa una grande eccellenza italiana. L’unione le ha rese capaci di standardizzare i processi, creare senso di appartenenza, lavorare al miglioramento costante del prodotto, investire sull’identità del prodotto e sul marketing.
Il risultato di questa unione è un prodotto di altissima qualità, conosciuto e riconosciuto nel mondo con un fatturato che è cresciuto in maniera verticale a seguito del consolidamento del consorzio e grazie al lavoro di quest’ultimo.
La proposta di Azione per un possibile punto di partenza
La creazione di un consorzio è possibile quando gli egoismi ed il protagonismo individuale lascia il posto al senso di comunità, cosa spesso non facile per chi vive cercando di raggiungere il fatturato mensile e con una difficoltà a guardare oltre i problemi della gestione aziendale.

Creare prodotti innovativi, di eccellenza a livello industriale e non “da artigiano”, questo certamente darebbe un obiettivo comune ed un senso di appartenenza, esattamente come funzionano altri consorzi stabili italiani.
Questo è per noi il punto di partenza per creare qualcosa di unico nel nostro territorio.
Ciò che sappiamo è che il mercato sta cambiando ancora. L’enorme crescita della “green economy” sta per travolgere anche il comparto tessile.
Non si tratta solo di economia circolare, sulla quale il distretto tessile di Prato si è dimostrato essere un campione ormai da centinaia di anni. Iniziative di questo genere nascono ancora oggi e funzionano già molto bene.
Si tratta invece di unire le forze per creare innovazione di prodotto, accedere al mercato internazionale con tessuti e capi di abbigliamento all’avanguardia e di qualità superiore.
Esempi di queste possibilità sono sempre più evidenti: il secondo posto della Manifattura Tessile Toscana al 7 ° Hightex Award1 con un prodotto innovativo misto di lana e nylon con stampa grafica, oppure le proposte di tessuto basate sul grafene che sono nate all’interno del progetto GRATA (Grafene per il Tessile Avanzato e la Moda) finanziato dalla Regione Lombardia grazie ai fondi europei.

E la politica ?

La politica può fare molto in questo contesto se ha una visione e un’idea precisa di futuro e se possiede delle competenze e delle esperienze da poter portare. Crediamo che un compito forte delle istituzioni cittadine, al fianco delle quali ci batteremo, se saranno pronte ad affiancarci e a supportare questa nostra idea, è quello di creare tavoli di confronto concreti in cui formare, informare e far dibattere le aziende per aiutarle a incontrarsi e a scoprire il valore della loro unione. E’ compito sempre delle istituzioni, che sappiano vedere oltre il momento presente, accompagnare le aziende in questo percorso, fornendo una visione del futuro e un quadro normativo di riferimento che eviti a queste di trovare faticosi e complessi ostacoli burocratici su un percorso complesso e fragile come quello di unione.
Saremo pronti anche a verificare e gestire eventuali fonti di finanziamento, sia europee, che del ministero dello sviluppo economico per supportare questa iniziativa e cercare di minimizzare l’investimento.

Per concludere

Siamo fiduciosi che l’imprenditoria pratese non mancherà, in questa come in molte occasioni, l’appuntamento con la storia per questo salto di qualità culturale ed economico ponendosi e ponendo il distretto come esempio virtuoso per tutti coloro che si trovano ad affrontare la sfida dell’economia globale e che possono trovare nuovo slancio nella competitività grazie a funzionali dinamiche di aggregazione.

 

il comitato Prato in Azione